IAKKHE’

Le popolazioni del bacino del Mediterraneo, in occasione dei riti misterici, invocavano con gioia la divinità IAKKHÈ per celebrare la rinascita della Terra, simboleggiata dalla pianta sacra della vite. Ho deciso di unirmi al coro degli antichi per propiziare un ritorno agli originali ritmi naturali, attraverso l’adozione di un modello agricolo ancestrale basato sul paradigma insopprimibile della biodiversità.
A Romano d’Ezzelino ai piedi del Montegrappa, nei fondi di Ca’ Locatelli Nardini, edificio arcaico del 1300 e fulcro storico
dell’odierna realtà agricola, ho infatti creato un vigneto/giardino biologico in cui sono state messe a dimora molteplici cultivar di vite.
Il mio obiettivo era quello di creare un vigneto multivarietale che potesse essere estremamente resistente alle fitopatologie, in virtù della compresenza tra le antiche varietà del Veneto con una cultivar PIWI, resistente alle malattie fungine. Ho optato per tale tecnica agronomica, ormai obsoleta, in virtù dei dettami codificati dai Trattatisti Veneti dei secoli scorsi ed, in particolare, di Giacomo Agostinetti (1597-1682) che, nei “Cento e dieci ricordi che formano il buon fattori di villa”, in merito alla biodiversità così affermava: “È bene ancora d’aver diverse qualità d’uva, acciò se una sorte d’uva fallisse per qualche accidente d’intemperie d’aria, o per altra cagione, l’altra sorte supplisca; oltre che, mescolate insieme diverse qualità d’uva, ne viene a farsi miglior vino”.
Ho condotto principalmente una ricerca archeoagronomica che mi ha portato a riscoprire l’antica Marzemina Bianca, vitigno bianco semiaromatico versatile e dall’elevato valore enologico, che veniva principalmente coltivato nel contado di Romano d’Ezzelino.
Nel rispetto dei dettami antichi i filari di Marzemina Bianca si alternano con i filari di uve a bacca bianca autoctone quali: il Glera e il Manzoni Bianco. Tale biodiversità è finalizzata alla produzione di vini multivarietali come avveniva in passato.
Al mio vigneto ho voluto anche imprimere una nota più moderna attraverso la piantumazione di una cultivar PIWI a bacca bianca: il Souivignier Gris. Tale varietà unisce due caratteristiche straordinarie: l’elevatissima qualità enologica e l’incredibile resistenza alle fitopatologie della vite.

I miei vini tra ricerca archeoagronomica e agricoltura naturale.

Un vino inedito che è frutto della magica alchimia tra la raffinata delicatezza aromatica dell’ antichissima Marzemina Bianca, del contado di Romano d’ Ezzelino e l’aristocratica ed indiscussa potenza del Manzoni Bianco.

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Da un vitigno PIWI, in grado di autodifendersi magicamente da tutte le fitopatologie , si ottiene un vino dalla sorprendente potenza e raffinatezza , che incarna appieno i valori del rispetto della natura e della biodiversità.

Dalla primordiale tecnica enologica della Pedemontana Veneta si ottiene un vino che, maturando in bottiglia sui lieviti, si caratterizza per un delicato perlage ed una notevole complessità organolettica.

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